giovedì 20 marzo 2014

Elena

E poi ci sono quei momenti in cui pensi che sarebbe stato meglio se tua madre, quella volta che cadde dalle scale, quando era incinta di te, ti avesse perso.

domenica 16 marzo 2014

True Detective

Ok. Ho finito or ora di vedere tutto d'un fiato True Detective. 8 episodi da un ora ciascuno. 
Come sempre il mio approccio alle serie eccessivamente osannate è un po distaccato, anche se devo ammettere che dopo Breaking Bad e e a suo tempo LOST, ho abbandonato ogni remora sul seguire i vostri consigli. C'è anche da dire che personalmente la Hbo non mi ha mai delusa (sarò fedele nei secoli dei secoli per Tales From the Crypt) 

Era da tanto che non vedevo una serie tanto ben fatta nella sua semplicità  e sopratutto tanto realistica, oltre che emotivamente coinvolgente. 
Era da tanto anche che non vedevo una serie che mi ricordasse come tempi,come sensazioni, come fiato sospeso, Twin Peaks. 
Quei dialoghi che devi seguire per filo e per segno per poter capire a pieno ogni passo avanti sulle indagini. Perché il racconto è a più voci, più sfumature, devi seguire ogni virgola. Personaggi ben definiti, tutto crudo nel modo giusto. Niente aggiunte solo per allungare il brodo. In questa serie fanno ben poco per farti affezionare a tutti i costi ai protagonisti, anzi, in alcuni momenti li prenderesti a calci in culo. Trama per nulla scontata ne banale. E fino all'ultimo fai molta fatica a capire cosa celano davvero Rust e Marty. E se celano qualcosa. E sopratutto a inquadrare il loro rapporto. 
L'accoppiata Harelson e McConaughey  è a dir poco perfetta. Anche i silenzi sono studiati nel modo giusto. 
Mi mancava un Serial poliziesco che non fosse cucito addosso a patinatissime poliziotte e impettiti detective. Qui sono brutti sporchi e cattivi nel modo giusto. E con millemila contraddizioni e debolezze  che li rendono convincenti. Tutta la serie è dannatamente convincente.  A tratti angosciante.  
Sento affinità infinita con Rust e il suo quadernone di pelle. 

Ho amato moltissimo anche la colonna sonora che ci evita marchette strappalacrime ma invece ci regala poche perle e poco conosciute 
Se vi piacciono le serie velocissime lasciate stare perché sono 8 ore intense quanto lente. Si prende tutto il suo tempo. 
Questa è sicuramente una serie che verrà devastata dal doppiaggio italiano. Quindi è vitale guardarla in lingua originale. Ne vale la pena solo per il vero accento Texano di McConaughey e per "la patata in bocca" cit. di Harrelson. Quelle sfumature che non riuscireste a cogliere con il nostro passaggio televisivo in prima serata. 

Per evitarmi spoiler non mi sono documentata prima di finirla,ma mi hanno detto che sarà una serie antologica un po come American Horror Story e che la prossima coppia potrebbe essere formata da 2 donne detective. Considerando il gusto eccelso nella formazione del cast della prima serie, mi aspetto riescano a superarsi. 

Ps Vi verrà una voglia incredibile di possedere una Big Hug Mug Sapevatelo. 

Quindi "COMPRATELA ORA"  e fiondatevi alla puntata 5! 


martedì 11 marzo 2014

Cose perse e cose trovate



Sono passati 14 mesi da quando ho trovato.
Sono passati quasi due mesi da quando ho perduto. 

Forte la voglia di fare un bilancio, forte la voglia di ricomporre tutte la idee e i pensieri. 


Ho trovato una me stessa nuova. ho trovato un essere umano un po più donna e meno ragazza. Ho trovato i pensieri TANTI pensieri. Ho trovato una vaga serietà che non sapevo di avere. Ho trovato la tristezza, quella forte fortissima che non sapevo nemmeno esistesse. Ho trovato lacrime, tantissime lacrime e ho trovato il vero significato di "il mio cuore ha fatto crack".
Ho trovato la rabbia. Ho trovato il rancore. Ho trovato la sensazione di smarrimento fisico e mentale. Ho trovato la paura e ho trovato la sensazione di essere ad un punto di non ritorno. Ho trovato il non aver più nessuna ragione per vivere. Ho trovato parole durissime. Ho trovato ogni modo per essere ferita. Ho trovato le parole di circostanza. Ho trovato dei muri. Ho trovato la delusione in due occhi che ti guardano fissa. Ho trovato quello squarcio in un petto che se ti guardi allo specchio è uguale al tuo. Ho trovato quei due occhi che gli si legge in faccia quando pensano a te.  Ho trovato quella testa che fa di tutto per non pensare a te perché gli si legge in faccia. Ho trovato la bugie. Ho trovato infamie. Ho trovato l'ipocrisia. Ho trovato santi e martiri. Ho trovato qualcuno che si è spento. Ho trovato il sacrificio. Ho trovato la codardia. 

Ho trovato passione. Ho trovato mani. Ho trovato un corpo. Ho trovato lividi. Ho trovato baci. Ho trovato risate. Ho trovato carezze. Ho trovato respiro. Ho trovato l'assenza di respiro. Ho trovato condivisione. Ho trovato pace. Ho trovato e perso più volte la ragione. 

Ho perso il sonno. Ho perso fiducia. Ho perso l'entusiasmo. Ho perso l'olfatto. Ho perso il gusto. Ho perso l'udito e il tatto. Ho perso il gusto di guardare un film per intero. Ho perso la voglia di trollare un vegano. Ho perso la voglia di aprirmi. Ho perso la voglia di fare l'amore. Ho perso la voglia di essere annusata. Ho perso la voglia di farmi carina. Ho perso il desiderio. Ho perso la voglia di leggere. Ho perso l'unica cosa che per me contasse davvero. 

Ho perso me stessa e ne è valsa tutto sommato la pena. Ho ricercato me stessa giurando che mai più avrei permesso a nessuno di tranciare i fili di ciò che ero. Ho ritrovato me stessa, da sola in un angolo buio, impaurita, devastata e stremata. Ho allungato la mano verso quella me tanto diversa, l'ho aiutata a rialzarsi, le ho tolto il fango di dosso. Ed eccola qui. Come sempre è stata. Forse un po acciaccata, un po affamata, un po più sulla difensiva ma sempre Idiota fino al midollo, curiosa e maledettamente stronza.

...E ci si perde solo per ritrovarsi zoppi ma sani e salvi. Per ritrovare tutto ciò che ho perso di riflesso, avrò tempo. 

Ho perso momentaneamente il mio boomerang, che sai quando parte, ma che solo con pazienza vedrai tornare. Perché il suo viaggio è un andata e un ritorno e ha bisogno del suo tempo. Quando tornerà, dovrai solo essere pronta ad allungare la mano. 

lunedì 10 marzo 2014

Citazioni


"Essere in Hit parade oggi significa aver venduto quattro dischi"

Angelo Branduardi

giovedì 6 marzo 2014

Oggi è 5 Marzo, ormai. Un giorno come un altro, per me. Una nottata come tante. L'ennesima notte che ci tiene lontani.
Così uniti, fin da sempre e così distanti. Sono le due e quattordici e mi ritrovo a fare un piccolo resoconto della mia persona, dei passi che ho fatto in vent'anni di vita. 

Troppo spesso ho avuto bisogno di sentirmi dire che qualcuno era orgogliosi di me, che stavo percorrendo la strada giusta, che avevo l'appoggio necessario, che sì, era tutto ok.
Ho sempre cercato di dimostrare che ero all'altezza delle situazioni, che avevo calcolato anche il fattore x, con annesse soluzioni da applicare.
Mi son sforzata tanto, facendo cose che non avrei mai voluto fare. Il primo ostacolo è stato l'orgoglio. Aprire il mio cuore e farti guardare lì dentro. Farti scoprire l'abisso di amore per te. Ovviamente non ho sempre agito nel modo giusto, ma a volte si fanno delle cose sbagliate per dei motivi giusti.
La paura costante del giudizio mi ha rincorso come un agente di Equitalia. Per questo ho indossato maschere, nascondendo a lungo la mia essenza. Mostrando unicamente la mia goliardica superficialità, lasciando affiorare solo ogni tanto quel che sono. Confondendo anche chi mi stava attorno.
Ma anche i migliori attori balbettano, capita che dimentichino le battute, inciampino in scena o non abbiano semplicemente voglia di recitare una parte che ormai è troppo stretta. Perciò mi son licenziata.


Di te mi è rimasto tanto. Ricordi indelebili, forti, scolpiti dentro. Come buchi in un muro. Un po' come quando vuoi appendere, a tutti i costi un quadro, ma il chiodo si ribella. Così sei costretto a fare altri buchi lì vicino.
Buchi che ho sempre cercato di stuccare, senza accorgermi che, alla fine, si notavano di più. Perciò sì, un muro è bello anche con buchi e crepe. Ti voglio bene anche se mi hai "crepato" il cuore.
Topis.

IL PRIMO POST -

Iniziare un nuovo blog è come scrivere la prima pagina di un quaderno. Paura di scrivere qualcosa di sbagliato, di essere disordinati e voglia di strappare la pagina subito dopo aver fatto un errore, per non sporcare il foglio con la scolorina.
Intanto cercavo di andare a ritroso con la mente, pensando a ciò che ha causato in me i problemi che mi trovo a dover affrontare oggi. Ma è una serie di sfortunati eventi concatenati. Son riuscita, con fatica, a risalire al problema iniziale e non riguarda me direttamente, ma un uomo. Mi aveva promesso amore e fedeltà, poi si è rivelato un grande ciarlatano. La sua assenza è una presenza costante nella mia vita, da Maggio 2013 ormai. Immaginando il suo viso e il suo gesticolare mi sento come oppressa, come se avessi un peso sul petto, un macigno, per essere chiara. Non ricordo più la sua voce e questo mi lascia sbigottita, attonita, sofferente.
Tutti dicono che il tempo cura tutte le ferite, ma non è vero. Chi lo dice è un gran coglione. Lui è la mia più grande ferita. L'arto che ho perso. E nonostante sia rimasta invalida, sento ancora la presenza di quell'arto che non c'è più. Un fantasma. Un arto fantasma. Dover fare ogni giorno i conti con lo specchio non è facile, affatto. Dover affrontare la realtà, quella realtà così amara che mi ha resa disabile, è doloroso.
Ora cosa mi è rimasto? Le sue parole, le sue vecchie e-mail ed i ricordi intrappolati nelle canzoni, nelle fotografie e nei video. Ogni tanto, lo confesso, entro su Whatsapp e guardo se è connesso. Leggo i suoi stati e controllo se aggiorna la foto profilo, sperando ne metta una recente, per vedere come è diventato. Allora sorge spontaneo un quesito.. E' tutto qui quello che mi rimane di una persona che amo, quando mi abbandona? 
Mi rimane un passato di frasi che ho scritto o detto ad altre persone, quando in realtà le avrei volute dire a lui. 
Mi rimane un atteggiamento di sfiducia da spiegare a chi ha bisogno di capirmi, a chi vuole davvero capirmi. 
Mi rimane un "Ti voglio bene" in gola, che forma un nodo, come i boli di pelo dei miei gatti. 
Mi rimane una sensazione di disgusto e la bassa autostima che ho, perché forse avrei potuto fare qualcosa per cambiare la situazione. 
Mi rimane una sfilza di se, ma, forse sullo stomaco, come quando mangi troppo durante le feste e non riesci a digerire. 
Mi rimane la nostra canzone che ascolto controvoglia, solo se obbligata dalle circostanze.

Ma ciò che mi rimane dentro più di tutto è il suo sangue. Che scorre dentro me rendendomi viva. Che paradosso. L'uomo che mi ha colpito e affondato, l'uomo che mi ha ucciso, prima mi ha dato la vita. Poi me ne ha tolto una parte, invalidandomi. E non contento di ciò, resta dentro me. Per sempre. 
Non ricordo più l'ultima volta che ti ho chiamato come fanno tutti i figli. Non ricordo i tuoi abbracci. Ah si, certo. Non mi hai mai abbracciato, se non costretto dalle mie insistenti richieste di contatto fisico. 
L'unica conclusione alla quale sono arrivata è che so che non voglio essere come te. Anche se tu sei dentro me al 50%, io non sono te. Io sono io. E non voglio mai diventare come te, per nessuna ragione al mondo, papà.
(
http://meltingweakheart.blogspot.it/)

mercoledì 5 marzo 2014

Consigli non richiesti



Sabato sera si discuteva tra Amici in modo molto superficiale del destino dei laureati e del mondo del lavoro al giorno d’oggi.
Io come sempre durante queste discussioni importanti, ma fatte in seguito a qualche birra, qualche mirto e qualche bicchiere di vernaccia non ho esitato a dire il mio parere condito con benevole provocazioni e citando statistiche fatte da me, con un campione tutt’altro che significativo di si e no due persone.
Qualcosa da queste frivole chiacchere l’ho imparata non posso negarlo, ma non è di questo che volevo parlare.
Voglio raccontarvi la storia di un discorso, ingiustamente attribuito a Vonnegut, per una immaginaria cerimonia di laurea del 1997.
Il discorso in realtà è stato scritto da Mary Theresa Schmich, giornalista di 43 anni e pubblicato sul suo giornale, il Chicago Tribune.  Una colonna piena di consigli rivolti ai laureandi e ai giovani.
Il titolo potrebbe essere tradotto come “consigli ai giovani, probabili parole al vento”. 
Il primo consiglio è: “Ladies and gentlemen of the class of ’97: Wear sunscreen”, “mettete sempre la protezione solare, se potessi darvi un consiglio solo per il futuro sarebbe questo, i benefici a lungo termine della protezione solare sono stati dimostrati da studi scientifici, mentre quello che segue non ha alcuna base affidabile, fatta salva la mia tortuosa esperienza personale”.
Il secondo consiglio è “Enjoy the power and beauty of your youth”, “godetevi il potere e la bellezza della giovinezza, lo capirete più avanti, quando tra vent’anni riguardando le vostre vecchie foto vi accorgerete di che aspetto magnifico avevate e che non eravate affatto grassi”. 
Il terzo consiglio è: “non preoccupatevi del futuro, oppure preoccupatevi, ma rendendovi conto che preoccuparsi ha la stessa efficacia di tentare di risolvere un’equazione algebrica con una gomma da masticare. I veri problemi sono cose che non ti sono mai passati per la mente e ti coglieranno di sorpresa alle 4:00 di un pigro martedì”. 
Seguono:
“non giocate con i sentimenti altrui; non tollerate che gli altri giochino coi vostri sentimenti”;
“usate il filo interdentale”;
“Non perdere tempo con l'invidia.  A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso”;  
“Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.”
“non vergognatevi se non sapete cosa fare della vostra vita, le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano cosa fare della loro vita, alcuni non lo sapevano a 40 anni”;
“fate esercizi di stretching”;
“Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.”
“Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere.”
“Accetta alcune inalienabili verità: i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli. Anche tu diventerai vecchio. E quando lo diventerai, fantasticherai che quando eri giovane, i prezzi erano ragionevoli, i politici onesti e i bambini rispettavano gli anziani.”
“Rispetta gli anziani.”

Li vorrei scrivere tutti perché son bellissimi. Se li volete leggere potete trovare il testo intero qui
Conclude l’articolo dicendo:  “Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma fidati di me sulla crema solare.”