lunedì 10 marzo 2014

Citazioni


"Essere in Hit parade oggi significa aver venduto quattro dischi"

Angelo Branduardi

giovedì 6 marzo 2014

Oggi è 5 Marzo, ormai. Un giorno come un altro, per me. Una nottata come tante. L'ennesima notte che ci tiene lontani.
Così uniti, fin da sempre e così distanti. Sono le due e quattordici e mi ritrovo a fare un piccolo resoconto della mia persona, dei passi che ho fatto in vent'anni di vita. 

Troppo spesso ho avuto bisogno di sentirmi dire che qualcuno era orgogliosi di me, che stavo percorrendo la strada giusta, che avevo l'appoggio necessario, che sì, era tutto ok.
Ho sempre cercato di dimostrare che ero all'altezza delle situazioni, che avevo calcolato anche il fattore x, con annesse soluzioni da applicare.
Mi son sforzata tanto, facendo cose che non avrei mai voluto fare. Il primo ostacolo è stato l'orgoglio. Aprire il mio cuore e farti guardare lì dentro. Farti scoprire l'abisso di amore per te. Ovviamente non ho sempre agito nel modo giusto, ma a volte si fanno delle cose sbagliate per dei motivi giusti.
La paura costante del giudizio mi ha rincorso come un agente di Equitalia. Per questo ho indossato maschere, nascondendo a lungo la mia essenza. Mostrando unicamente la mia goliardica superficialità, lasciando affiorare solo ogni tanto quel che sono. Confondendo anche chi mi stava attorno.
Ma anche i migliori attori balbettano, capita che dimentichino le battute, inciampino in scena o non abbiano semplicemente voglia di recitare una parte che ormai è troppo stretta. Perciò mi son licenziata.


Di te mi è rimasto tanto. Ricordi indelebili, forti, scolpiti dentro. Come buchi in un muro. Un po' come quando vuoi appendere, a tutti i costi un quadro, ma il chiodo si ribella. Così sei costretto a fare altri buchi lì vicino.
Buchi che ho sempre cercato di stuccare, senza accorgermi che, alla fine, si notavano di più. Perciò sì, un muro è bello anche con buchi e crepe. Ti voglio bene anche se mi hai "crepato" il cuore.
Topis.

IL PRIMO POST -

Iniziare un nuovo blog è come scrivere la prima pagina di un quaderno. Paura di scrivere qualcosa di sbagliato, di essere disordinati e voglia di strappare la pagina subito dopo aver fatto un errore, per non sporcare il foglio con la scolorina.
Intanto cercavo di andare a ritroso con la mente, pensando a ciò che ha causato in me i problemi che mi trovo a dover affrontare oggi. Ma è una serie di sfortunati eventi concatenati. Son riuscita, con fatica, a risalire al problema iniziale e non riguarda me direttamente, ma un uomo. Mi aveva promesso amore e fedeltà, poi si è rivelato un grande ciarlatano. La sua assenza è una presenza costante nella mia vita, da Maggio 2013 ormai. Immaginando il suo viso e il suo gesticolare mi sento come oppressa, come se avessi un peso sul petto, un macigno, per essere chiara. Non ricordo più la sua voce e questo mi lascia sbigottita, attonita, sofferente.
Tutti dicono che il tempo cura tutte le ferite, ma non è vero. Chi lo dice è un gran coglione. Lui è la mia più grande ferita. L'arto che ho perso. E nonostante sia rimasta invalida, sento ancora la presenza di quell'arto che non c'è più. Un fantasma. Un arto fantasma. Dover fare ogni giorno i conti con lo specchio non è facile, affatto. Dover affrontare la realtà, quella realtà così amara che mi ha resa disabile, è doloroso.
Ora cosa mi è rimasto? Le sue parole, le sue vecchie e-mail ed i ricordi intrappolati nelle canzoni, nelle fotografie e nei video. Ogni tanto, lo confesso, entro su Whatsapp e guardo se è connesso. Leggo i suoi stati e controllo se aggiorna la foto profilo, sperando ne metta una recente, per vedere come è diventato. Allora sorge spontaneo un quesito.. E' tutto qui quello che mi rimane di una persona che amo, quando mi abbandona? 
Mi rimane un passato di frasi che ho scritto o detto ad altre persone, quando in realtà le avrei volute dire a lui. 
Mi rimane un atteggiamento di sfiducia da spiegare a chi ha bisogno di capirmi, a chi vuole davvero capirmi. 
Mi rimane un "Ti voglio bene" in gola, che forma un nodo, come i boli di pelo dei miei gatti. 
Mi rimane una sensazione di disgusto e la bassa autostima che ho, perché forse avrei potuto fare qualcosa per cambiare la situazione. 
Mi rimane una sfilza di se, ma, forse sullo stomaco, come quando mangi troppo durante le feste e non riesci a digerire. 
Mi rimane la nostra canzone che ascolto controvoglia, solo se obbligata dalle circostanze.

Ma ciò che mi rimane dentro più di tutto è il suo sangue. Che scorre dentro me rendendomi viva. Che paradosso. L'uomo che mi ha colpito e affondato, l'uomo che mi ha ucciso, prima mi ha dato la vita. Poi me ne ha tolto una parte, invalidandomi. E non contento di ciò, resta dentro me. Per sempre. 
Non ricordo più l'ultima volta che ti ho chiamato come fanno tutti i figli. Non ricordo i tuoi abbracci. Ah si, certo. Non mi hai mai abbracciato, se non costretto dalle mie insistenti richieste di contatto fisico. 
L'unica conclusione alla quale sono arrivata è che so che non voglio essere come te. Anche se tu sei dentro me al 50%, io non sono te. Io sono io. E non voglio mai diventare come te, per nessuna ragione al mondo, papà.
(
http://meltingweakheart.blogspot.it/)

mercoledì 5 marzo 2014

Consigli non richiesti



Sabato sera si discuteva tra Amici in modo molto superficiale del destino dei laureati e del mondo del lavoro al giorno d’oggi.
Io come sempre durante queste discussioni importanti, ma fatte in seguito a qualche birra, qualche mirto e qualche bicchiere di vernaccia non ho esitato a dire il mio parere condito con benevole provocazioni e citando statistiche fatte da me, con un campione tutt’altro che significativo di si e no due persone.
Qualcosa da queste frivole chiacchere l’ho imparata non posso negarlo, ma non è di questo che volevo parlare.
Voglio raccontarvi la storia di un discorso, ingiustamente attribuito a Vonnegut, per una immaginaria cerimonia di laurea del 1997.
Il discorso in realtà è stato scritto da Mary Theresa Schmich, giornalista di 43 anni e pubblicato sul suo giornale, il Chicago Tribune.  Una colonna piena di consigli rivolti ai laureandi e ai giovani.
Il titolo potrebbe essere tradotto come “consigli ai giovani, probabili parole al vento”. 
Il primo consiglio è: “Ladies and gentlemen of the class of ’97: Wear sunscreen”, “mettete sempre la protezione solare, se potessi darvi un consiglio solo per il futuro sarebbe questo, i benefici a lungo termine della protezione solare sono stati dimostrati da studi scientifici, mentre quello che segue non ha alcuna base affidabile, fatta salva la mia tortuosa esperienza personale”.
Il secondo consiglio è “Enjoy the power and beauty of your youth”, “godetevi il potere e la bellezza della giovinezza, lo capirete più avanti, quando tra vent’anni riguardando le vostre vecchie foto vi accorgerete di che aspetto magnifico avevate e che non eravate affatto grassi”. 
Il terzo consiglio è: “non preoccupatevi del futuro, oppure preoccupatevi, ma rendendovi conto che preoccuparsi ha la stessa efficacia di tentare di risolvere un’equazione algebrica con una gomma da masticare. I veri problemi sono cose che non ti sono mai passati per la mente e ti coglieranno di sorpresa alle 4:00 di un pigro martedì”. 
Seguono:
“non giocate con i sentimenti altrui; non tollerate che gli altri giochino coi vostri sentimenti”;
“usate il filo interdentale”;
“Non perdere tempo con l'invidia.  A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso”;  
“Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.”
“non vergognatevi se non sapete cosa fare della vostra vita, le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano cosa fare della loro vita, alcuni non lo sapevano a 40 anni”;
“fate esercizi di stretching”;
“Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.”
“Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere.”
“Accetta alcune inalienabili verità: i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli. Anche tu diventerai vecchio. E quando lo diventerai, fantasticherai che quando eri giovane, i prezzi erano ragionevoli, i politici onesti e i bambini rispettavano gli anziani.”
“Rispetta gli anziani.”

Li vorrei scrivere tutti perché son bellissimi. Se li volete leggere potete trovare il testo intero qui
Conclude l’articolo dicendo:  “Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma fidati di me sulla crema solare.”


lunedì 3 marzo 2014

L'anima gemella e gli involucri vuoti

C'è un film, che mi è sempre piaciuto molto. Si chiama "l'anima gemella" ed è di Sergio Rubini.
La trama è molto semplice ma nella sua semplicità racchiude un messaggio banale ma raccontato in maniera sublime. (Da qui in poi spoiler) 

Il film parla di 3 ragazzi. Un triangolo tragicomicoamoroso. 
Teresa, Tonino e Maddalena. 
Teresa ragazza viziata e senza anima, figlia di un grosso imprenditore, datore di lavoro dei genitori di Tonino e cugina di Maddalena, si incapriccia di Tonino a tal punto da obbligare le famiglie a combinare un matrimonio. Come tutte le donne senza anima però, non è l'amore a smuoverle, ma più la smania di vincere, il controllo, l'avere ciò che per lei le spetta diritto. 
Al momento di dire si però, Tonino sopraffatto dai sentimenti corre via dalla chiesa  portandosi via l'unico amore della sua vita, Maddalena appunto. 
Teresa, impazzita per il dolore e di anima talmente nera da non capire l'entità di quel sentimento, non avendolo mai nessuno provato per lei e lei mai per nessuno, pagando riesce a fare in modo di prendere l'aspetto di Maddalena e per una serie di circostanze, viceversa. Ora Teresa ha l'aspetto di Maddalena e riesce a sostituirsi a lei,convinta così di potersi far amare da Tonino. 
Ma si sa, quando sono le anime ad essere legate a doppio filo il corpo è solo un involucro. Non si può diventare ciò che non si è. Ne essere amate ad ogni costo. Anche se apparentemente può sembrare così.  Nonostante le trame di Teresa e nonostante ora abbia la bellezza di Maddalena, Tonino ignaro di tutto, come una calamita ora si sente inspiegabilmente attratto dalla Maddalena nel corpo di Teresa. Perché non erano mai stati i loro involucri ad essere attratti, ma le loro anime. Perché era stato il destino a farli incontrare. E perché nessuna anima nera può dividere veramente ciò che è predestinato.  
La morale, spicciola nel mio cervello, è che riconosceremo sempre la nostra strada. In un modo o nell'altro. E che se è me ciò che vuoi, mi ritroverai sempre. 

...Le dannate commedie romantiche.

Forse però nei film ci hanno insegnato un amore romantico e utopico che nella realtà non esiste. 
Un ballo sotto la pioggia, una serata incantata, sospiri veri e battute spiritose e brillanti. Un buon profumo "di susine mature e succose e di formaggio grigliato". 
Qualcuno con cui scontrarci per pura passione. 
Davvero è così difficile volersi bene in maniera tanto melensa ma terribilmente romantica? Conoscere qualcuno che dal primo sguardo, poi non pensi ad altro che a noi? E sopratutto che non possa più fare a meno di noi?

l'amore quello struggente, ma da cui non riesci a staccarti. Perché è veleno ma con un dolcissimo sapore. 

Ma esiste davvero? E ne abbiamo davvero bisogno? 

Quand'è che ciò che avevamo ha cominciato a non bastarci più? Come siamo arrivati a questo? E cos'altro ci avrebbe riservato il futuro? Forse proprio quella perfezione tanto semplice nelle commedie americane? 
Un sorriso appena svegli la mattina 
Le maratone di Star Wars appollaiati sul divano magari.
Forse un po di felicità, quella vera. Fatta di condivisione, comprensione e complicità. Fatta di un mondo in comune. 

Magari è solo che per una volta nella vita a tutte dovrebbe spettare un Jack Ryan che ci aspetti poggiato sulla sua lamborghini rossa fuori dalla chiesa. Agghindate con ghirlande di fiori tra i capelli e un impalpabile vestito rosa. 
O un Jonathan Trager che mette a soqquadro le trame beffarde del destino stesso, solo per ritrovare 2 occhi incrociati per un istante. 
O un Lloyd Dobler che stia fuori dalla nostra finestra con un boombox sopra la testa. 
Per me figlia degli anni ottanta, è praticamente impossibile non basare tutta la mia idea dell'amore romantico su ciò che ci hanno insegnato i film.
 
E smettere di inseguirlo sopratutto. 



domenica 2 marzo 2014

Ah l' amore, 2.0!

Sempre lì siamo... L' amore, sentimento inutile bla bla...
Ecco, brava, continua a dirtelo e ripetertelo così ti convinci ed eviti di continuare a perpetrare l' errore.
Quell' errore disumano che ti porta ad annullarti, annientarti per un' altra persona che fondamentalmente sai che non ti merita, sai che non  Lui, il tuo Lui, che ti ha ferita come pochi, e che ancora ha il potere di lasciarti stesa in terra priva di forze, priva d' aria, spossata, distrutta...
E che, soprattutto,
ti lascia lì, in terra, in un buco, da sola...

Ecco, questo dovrebbe essere il giorno in cui decidi che è finita, definitivamente, e che non lo cercherai mai più e nemmeno gli risponderai più, perchè almeno un pò di bene te ne vuoi...
E io voglio volermi molto bene!

sabato 1 marzo 2014

L'angolo della Pissicologia


L’indizio che ci fa capire se abbiamo a che fare con un manipolatore perverso è la sensazione di soffocamento, la presenza costante di critiche, insinuazioni, sarcasmo che hanno come scopo finale quello di distruggere l’autostima dell’altro fino all’incapacità di vivere. I manipolatori godono dell’umiliazione altrui e non vorranno mai mettersi in discussione, non accettano alcuna critica. Preferiscono criticare  e accusare piuttosto che confrontarsi in modo adulto e maturo con l’altro.

1) Il ricatto affettivo e le minacce: l’affettività diventa una merce di scambio, il ricatto è sottile a volte impercettibile, ma alla lunga si ha l’impressione di essere imprigionati in una modalità di relazione che non da libertà di scelta poiché ogni gesto viene valutato e misurato in funzione del tornaconto personale 


2) La colpevolizzazione: la causa dei propri problemi è sempre attribuita all’altro e se si trova rimedio si è sottoposti a minacce di vario tipo che confluiscono spesso nella minaccia dell'interruzione della relazione o nel privare il soggetto di parti importanti (casa, figli etc) 


3) L’ invadenza: consiste nel mettersi sempre al posto dell’altro e di intromettersi nelle sue scelte e decisioni senza prendere in considerazione il suo punto di vista
E quando questo non è possibile criticarle fino allo sfinimento psicologico del soggetto. 


4) Le spalle al muro: è la tecnica che chiude il dialogo mettendo in evidenza le contraddizioni dei ragionamenti, manipolandoli in modo tale così da far passare l’altro come una persona incoerente e dalle idee poco chiare.


5)La dipendenza indotta: comprende sia la dipendenza affettiva che materiale, entrambe hanno come obiettivo di de potenziare e minare l’autonomia e l’indipendenza del partner mettendone in luce le debolezze e gli errori.